La cronaca della famiglia De Niro


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Con l’ autunno inoltrato, dopo la conclusione dei lavori, Giovanni era tornato nel comune natio, Maiano, sito fra i colli che fungevano da tramite fra le Alpi maestuose, a Settentrione, e la spiaggia dorata dell’ Adriatico, verso Mezzogiorno. Il capoluogo del Friuli era Udine, città antichissima che aveva condiviso la tormentata storia di quella terra di confine.
La loro casa, come tutte le dimore del comune, era costruita in pietra cinerea e aveva quale unico ornamento la scala esterna che conduceva al piano di sopra, dove si trovavano le stanze da letto di tutta la famiglia. Al pianterreno c’ era l’ ingresso, la cucina, la dispensa e la scala che scendeva in cantina, ove sì conservavano gli alimenti e il vino della casa.
Nella cucina ampia, invece, con delle finestre piccole e protette da persiane, ardeva il fuoco su un focolare largo; qui si adunava la famiglia, vi si cucinava e si mangiava; gli altri vani non erano riscaldati. D’ inverno, ognuno si arrangiava come poteva sotto le coltri per ripararsi dal freddo. La sera rimanevano a lungo presso il fuoco, i bambini facevano baruffe fin quando cascavano dalla stanchezza, le donne lavoravano a maglia, gli uomini raccontavano qualche vicenda estiva. Nonostante gli inverni fossero generalmente miti sotto l’ influsso benefico dell’ Adriatico – cosicchè intorno alle case crescevano dei fichi – il vento del nord penetrava ogni tanto per il Passo del Brennero e in una sola notte faceva precipitare la temperatura sotto il limite dell’ assideramento.
Una di quelle sere invernali, Giovanni aprì la discussione con suo padre, uomo anziano che ne aveva viste tante, rude e addirittura burbero, adesso che la vecchiaia non la poteva proprio sempre raddolcire un poco con un bicchiere di vino. Il vecchio De Niro non era più in grado di girare il mondo, non poteva più emigrare, ragione per cui risentiva pesantemente della mancanza di soldi, e questo fatto rabbuiava ancora di più la sua indole.
– Penso di sposarmi, affermò pacatamente il giovane.
Il padre gettò degli stuffi di fumo dalla lunga pipa austriaca, in attesa di spiegazioni.
– Mi è stata fatta una proposta che non voglio lasciarmi sfuggire;si tratta di un lavoro importante, una cappella, continuò il giovane con lo stesso tono neutro.
– Te la senti di farla? o mise alla prova il padre.
– Sì, ho studiato a lungo i disegni, mi sono interessato dei materiali… domani, alla luce del giorno, potrei farti vedere di cosa si tratta.
Il genitore non era sorpreso, conosceva bene suo figlio, conosceva la sua natura ambiziosa ed era convinto che nella vita non si sarebbe accontentato della condizione di subordinato.
– Devo assumere dei lavoratori, condurli come me, comprare materiali. Certo, avrò un acconto… ma non posso iniziare a mani vuote.
La madre, che rattoppava delle camicie abruciate dal sole estivo, sospese il suo lavoro, ed esaminò i due. Nei tratti sottili e rabbuiati non si scorgeva più niente della beltà di una volta, era una donna sfinita dalla fatica, dai parti, dalle malattie, dai funerali, non poteva essere niente più che l’ ombra di quella era stata trent’ anni prima. Radrizzò la schiena e tossì piano.
Qualche viticcio secco buttato nel fuoco crepitò spargendo una pioggerella di scintille che ravvivò per un istante l’ ambiente affumicato, facendo splendere le padelle di rame pendenti sulle pareti. La stanza odorava caserecciamente di mele.
– Soltanto Aniute Berlusconi ha una dote che ti permetta di aprire il cantiere, proferì il padre.
– Allora la sposo! disse con la stessa pacatezza Giovanni.
– E’ una ragazza per bene, è stata per quattro anni in convento, è rispettosa, credente e mite, asserì la mamma, elencando le qualità della fanciulla.
Il vecchio De Niro tirò profondamente il fumo dalla pipa ricurva e continuò:
– Dobbiamo parlarne con zio Francesco Riva, è in buoni rapporti con i genitori della ragazza, tramite lui bisogna iniziare le trattative per la richiesta di matrimonio.
Giovanni De Niro ricordava vagamente la fanciulla, ultimamente lui era stato via d’ estate, mentre d’ inverno, quando tornava, la ragazza stava in monastero, era venuta su da poco, non poteva avere più di sedici anni, era proprio adatta, l’avrebbe plasmate come piacera a lui.
– Vuoi portarla con te o la lasci quà, s’ interessò la madre.
– La porto con me, un uomo ammogliato è visto di buon occhio. Chissà se saprà cucinare?
– Se non sa farlo, imparerà, lo tranquillizò la madre.
– Me la daranno mai?
– Nessuno pensava a ciò che avrebbe detto la ragazza, i genitori decidevano tutto al posto dei figli e alle fanciulle non restava che ubbidire. La vita difficile e il dovere stavano prima degli altri aspetti dell’ esistenza. In Friuli costumi erano severi, l’ amore arrivava dopo il matrimonio, se mai veniva, con certezza invece arrivavano i bambini e chi aveva poi il tempo di pensare all’ amore? Almeno era così che dicevano i vecchi, dimentichi dei turbamenti della propria giovinezza, della pena dal desio, dell’ arsura della passione
Per ciò che lo riguardava, per Giovanni il sentimento dominante era quello di affermarsi, di essere padrone, di arricchirsi. I tratti che attenevano all’ animo erano relegati alla periferia della coscienza, laddove lui aveva premura di non attizzare la brace coperta da cenere rovente.
Per due anni aveva avuto un legame d’ amore con una donna sposata che abitava lassù, a San Daniele del Friuli, e soltanto lui sapeva quante volte aveva risalito la collina scoscesa, col cuore ardente dal desiderio; era stato amore avido, furtivo, reso amaro dal timore e addolcito da abbracci appassionati. Il rapporto, breve e intenso, non gli aveva procurato la soddisfazione che s’ aspettava, e lo aveva rotto senza mezzi termini, ma anche senza inutile brutalità. Giovanni aveva un’ idee chiare mera di ciò che voleva dalla vita e per raggiungere la rispettabilità bramata doveva contrarre un matrimonio buono e serio, con una ragazza abbiente, capace di governare bene la casa e di dargli il numero dovuto di figl, di cui ogni italiano andava fiero. La tradizione era forte a Maiano e non se la sentiva di deviare.
La famiglia Berlusconi era forestiera nel Friuli. Nonostante vivessero qui da oltre vent’ anni, erano considerati estranei, dato che parlavano in casa l’ italiano e non il friulano come tutti gli altri. Il padre della ragazza non faceva il muratore o lo scalpellino come gli altri uomini del posto, si occupava di commercio ed era fortunato. La madre della giovine faceva parte di una famiglia un po’ più altolocata, aveva un fratello medico e un altro impiegato presso il comune di Udine, una sorella era monaca e faceva la badessa. Tutto questo aveva permesso ad Aniute di ricevere un’ educazione superiore alla consueta formazione impartita alle altre agazze, ella aveva trascorso in convento ben quattro anni.
La famiglia De Niro era povera, ma, essendo del posto a memoria d’ uomo, si sentiva importante per quella tradizione lunga; i friulani erano orgogliosi, alquanto diversi dagli altri abitanti della penisola; ci tenevano assai alla loro lingua, così pietrosa com’ era, e si spacciavano per parenti dei Francesi, che pronunciavano, come loro, le vocali nasali; andavano d’ accordo anche con quelli di lingua retoromana della Svizzera, lingua che comprendevano senza difficoltà. (…)

fragment din romanul La cronaca della famiglia De Niro, Coleta de Sabata, ed. Excelsior Art , 2007

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