La cronaca della famiglia De Niro / 3 /


la cronacca della

La cena era semplice e sostanziosa, cominciava con la minestra di verdure, di cui ognuno mangiava una scodella abbondante; polenta aurea, tagliata con lo spago in fette grosse, fumanti, su taglieri di legno; a ognuno spettava una buona fetta di pecorino comperato a Fiume, Udine o Trieste; di tanto in tanto, a cena si serviva anche un uovo sodo. La carne si vedeva di rado nei piatti, invece non mancavano mai le Rosseciotole piene d’ insalata di cicoria, amarognola, i cui semi ogni friulano portava con sè quando emigrava. Il vino rosso faceva parte della razione giornaliera dei maschi, a cominciare dall’ età di dodici anni, mentre le donne non ne bevevano punto. D’ estate e d’ autunno, sul tavolo c’ era molta frutta dello sterminato giardino ben mantenuto dei De Niro.
Nel periodo di massimo lavoro, Giovanni De Niro si svegliava alle tre e mezza; Aniute si destava e gli preparava una tisame, poi tornava a letto, perche spesso faceva freddo a quell’ ora e le domestiche si alzavano solamente alle quattro.
La giornata cominciava con l’ ispezione a tutti i cantieri della città, De Niro essendo un perfetto organizzatore, qualità che gli aveva permesso di ottenere alti rendimenti senza che i lavoratori si lagnassero per lo sforzo loro. I mattoni, il mortaio, la calce, la sabbia, la pietra, il legname, il calcestruzzo, tutto il materiale si trovava alla portata di mano degli operai, sempre, nella quantità occorrente. Mai più, nella storia dei cantieri De Niro, gli operai avevano perduto tempo per mancanza di qualcosa. Ciascun muratore aveva uno o due apprendisti –questo dipendeva dalla bravura sua – che gli passavano ciò che serviva, senza che lui facesse movimenti inutili, che comportassero stanchezza sterile. Di questo tirocinio di lavoro secondario avevano avuto modo di sperimentare la pesantezza tutti i maschi De Niro, a prescindere dal fatto che erano liceali o, più tardi, studenti universitari. In estate guadagnavano i soldi necessari per le tasse lavorando sodo sui cantieri, imparando tutti i mestieri, e la paga era proporzionale al lavoro svolto.
Uno dei problemi grossi dei cantieri era legato al trasporto dei materiali da parte di carrettieri che adoperavano i propri mezzi. De Niro mise a punto un sistema semplice ed efficace di registrazione, senza ricovere a scritture. Ciascun dirigente di cantiere, cioè un capomastro di assoluta fiducia e ben pagato, aveva un aggeggio in legno, che loro chiamavano „ravage”, composto di due parti che recastraavano perfettament,: una per sè, l’ altra per il trasportatore. Dopo ogni corsa, il capomastro intagliava, in presenza del dipendente in causa, una linea che interessava entrambe le parti dello strumento e, al momento del pagamento, ciascuno presentava la sua „registrazione” le confrontavano con altra; non potevano subentrare discussioni o scorrettezze.
*
– Desidero che tu costruisca qui dei depositi, sui due lati del cortile, disse il signor De Niro, in una giorna di autunno, al capomastro che si occupava del legname.
– Depositi semplici?
– No. Sul lato settentrionale, facciamo dei depositi semplici, per la stagionatura del legname. Invece, sul lato verso Levante, quello corto, facciamo depositi chiusi, per ultimare l’ essicazione.
– Dovremo installare una stufa ad ogni capo, valutò l’ uomo.
– Fai come ti pare. Costerà molto di meno preparare il legname, che non comprarlo già essicato.
– Copro tutta la lunghezza? riprese il capomastro.
– Sì.
– E con la bottega per confezionare le impalcature come si fa?
– La costruiamo, si capisce. Se ne occuperanno due operai italiani specializzati.
La parola d’ ordine della ditta era „la qualità prima di tutto”. Proprio per questo De Niro guadagnava, in certi casi, poco o niente, ma a lungo termine il metodo aveva consolidato la buona fama, alla quale non avrebbe rinunciato per niente al mondo, adesso che tutto andava a gonfie vele.
*
Sabato sera, l’ attività si fermava alle sei. Gli operai rincasavano, una parte era del posto, altri abitavano in affitto con la moglie italiana, qualcunoanche con i figli.. In casa li aspettava la caldaia piena d’ acqua tiepida, per togliere tutta la polvere insinuatasi sotto la pelle e nei capelli folti e scuri, che sembravano incipriati.
In casa De Niro, la domenica, tutti si svegliavano alle sei del mattino, perche si potesse partecipare alla messa delle sette.
– Facciamo dormire ancora i figli, proponeva Aniute di tanto in tanto nel tentativo dic onvincere il coniuge.
– No. Andare a messa è un dovere. Che razza di persone affidabili diventerebbero se non fossero in grado di fare questo minimo sacrificio?
La dolce Aniute, nonostante la sua religiosità – era stata educata in convento – soffriva nel destare i bambini così presto di domenica, ma non osava trasgredire le regole fissate dal marito. Gli altri giorni svegliava i figli alle cinque, di modo che ripassassero i compiti scolastici. Mica si scherzava con gli ordini stabiliti dal vecchio.
I bambini brontolavano, ma si alzavano infreddoliti; subito dopo, però, cominciavano a giocherellare. In chiesa, dopo la messa, a ognuno spettava un tarallo caldo e salato, che li consolava del tutto.
Questa’ educazione rigorosa ebbe effetti differenti sui figli della famiglia, che assomigliavano ben poco tra loro. Taluni acquisirono un’ indole aspro, duro, altri diventarono deboli e sottomessi, qualcuno dei discendenti di Giovanni Primo, per spirito di fronda, divenne l’ opposto del padre, odiandolo e ammirandolo nello stesso tempo. Senza distinzione, però, furono tutti estremamente rispettosi con la mamma, come per ricompensarla del clima rude che regnava in casa per voleer del padrone. Fra tutti, Tancredi, bello e delicato, era il piu tenero,semigliava ad Aniute, confessava perfino le bazzecole, e cresceva nello stesso spirito religioso della madre.
In chiesa, il signor De Niro pregava con lo stesso impegno con cui faceva ogni cosa: aveva un concetto semplicistico sui rapporti con la Divinità, ma osservava con precisione le regole insegnatele sin dall’ infanzia. Vicino a lui, la mite Aniute pregava con profonda devozione. Sempre vestita in colori scuri, con capi di buona qualità, ma privi di eleganza, senza gioielli, pallida e magra, mormorava sommessamente le preghiere, avvertendo il senso di pace che s’ impadroniva di lei. Ogni tanto, il pensiero tornava agli anni della giovinezza, e si chiedeva, mentre l’ organo sprigionava suoni puri, che cosa mai sognava da quei tempi. Educata nel rispetto dei valori della famiglia, riteneva di aver compiuto bene il suo dovere e di essere stata ripagata. Aveva una bella famiglia numerosa, i figli erano sani, il marito serio e non bevitore, a differenza di certi Italiani che lavorarano ai cantieri; la gente la teneva in alta considerazione, oltre, erano diventati ricchi come nemmeno aveva ardivo sperare all’ inizio. Ma il suo sposo a che cosa stava pensando? La vedeva, o per lui era solamente un mobile che si muoveva per casa? Lui non la faceva partecipe ai nessuna delle sue preoccupazioni e, a dire la verità, nemmeno sapeva con esattezza quant’ erano ricchi. Ella era quasi sempre incinta o con un poppante in braccio, c’ erano le malattie infantili, poi le notti di veglia… non avevano neanche il tempo di parlare loro due, anche perche egli era così chiuso in sè, taciturno. Ricordava la casa dei genitori, in cui si viveva tanto diversamente, perfino lei era al corrente dei problemi della famiglia; veniva gente a trovarli, si discorreva, facevano buona musica. Qui tutto si limitava al giro ristretto e semplice della gente dei cantieri.
Era nuovamente in gravidanza e, nonostante la presenza degli altri figli, gioiva al pensiero della prossima partenza per l’ Italia per il parto, come aveva fatto con quasi tutti gli altri pargoli. Sua madre l’ avrebbe accolta volentieri e l’avrebbe coccolata. Sorrise lievemente e i tratti suoi si addolcirono.
„Ite, missa est!”
La voce del prete la distolse dal sogno ad occhi aperti.
– Ho chiamato tutti gli italiani per questo pomeriggio, l’ informò De Niro sul sagrato della chiesa.
– Farò i preparativi dovuti, sussurrò lei dimessamente.
*
Nel cortile di casa era convenuta una cinquantina di persone, per lo più maschi, solo qua e là balenava una veste vivacemente colorata di ragazza o giovane donna. Un buon odore aleggiava sulla comitiva; dal cielo pioveva una luce festosa.
Antonio, brioso, aitante e con lo sguardo lucente, stava in mezzo al cortile sotto la pergola di vite e suonava la fisarmonica.
Le fanciulle ballavano una furlana, cioè una sorta di polca, volteggiando velocemente guidate dai giovanotti; le sottane gli sollevavano ritmicamente e macchie di sudore ingiallivano i bustini ricamati. I corpi, ben lavati e poi strofinati con fiori di basilico emanavano un buon profumo. La polvere si alzava come una foschia trasparente e, tra i pampini, la luce filtrava calda e colorita, disegnando arabeschi dorati sui luoghi meno movimentati .
In un angolo piu appartato, alcuni giovani parlottavano.
– S’ avvicina l’ autunno, tra poco rientrerete, disse uno del posto.
– Sì, siamo come le gru, rise un Italiano alto e snello. Solo che noi andiamoverso nord-ovest, d’ autunno, non verso mezzogiorno.
L’ Italiano aveva gli occhi color delle more, brillanti, a mandorla, con le ciglia lunghe. Lo sguardo tradiva il desiderio alla vista del seno tenero delle ragazze che danzavano in mezzo al cortile. Bramava l’ abbraccio di una donna, ma non osava avvicinare nessuna delle giovinette, egli era sposato, mentre queste erano figlie o mogli dei compagni di lavoro e non stava bene intrecciare una relazione con qualcuna di esse. Bevve in un sorso un bicchiere di vino. I suoi occhi incrociarono uno sguardo che decifrò in un istante. Non sapeva chi fosse la giovane. Forse una vedova che ingannava la propria solitudine. Cominciò a ballare pure lui, pensando: „non posso mica attendere fino all’ inverno, comunque!”. La ragazza o la donna una carne bensoda e le forme avvenenti. Le sfiorò, come per caso, i seni, e percepì che si era infiammata. Rise. Rise anche lei, e saltellò più vivacemente. Un calore piacevole percorse tutta la persona di lui. La strinse per la vita e scese sull’ anca, dandole un leggero pizzicotto. Ella saltava alacremente al ritmo della musica come se non avesse recepito nulla e così l’ uomo le cinse le spalle attirandola a se, bisbigliando „vieni nella valle che ti faccio vedere qualcosa”. Il viso della donna era arrossato e lievemente perlato di sudore. Lo desiderava pure lei e tremava dal piacere che la elettrizzava. Lui insinuò una mano sotto l’ ascella e le cinse il seno tondo. Ella gemette piano. Lasciarono il gruppo di ballerini e si diressero verso il fiume che scorreva in fondo al giardino. Vecchi salici piangenti chinavano i rami flessuosi fino a toccare le onde scarse e pigre in quell’ inizio di autunno. La baciò con foga ed ella si avvinse a lui, sciolta nel desiderio. L’ appoggiò ad un tronco robusto, e continuo a palpeggiarla, impazzito del desiderio. Con un movimento frettoloso ella sbottonò la camicetta offrendo alla bocca di lui i seni bianchi e turgidi. La mors,e ed ella rise. Appena la toccò, lui esplose dal troppo desiderio.
– Vieni! disse lei, e si adagiò supina in una cavità della sponda che la nascondeva agli sguardi eventuali di un passante. Si amarono di nuovo, a lungo e con godimento. La donna sapeva ciò che voleva e come ottenere la soddisfazione agognata.
Stanco, ma contento, l’uomo si distese sull’ erba della riva.
– Chi sei? chiese.
– Lascia stare, tanto non importa, rise ella.
– Sei sposata?
– Non sono del posto, mi trovo presso parenti chiarì lei.
– Come ti chiami?
– Io ho nome di fiore, chi mi ama certo muore, scherzò la giovane. Dai, vattene, tra pocco arrivo anch’ io dopo.
L’Italiano tornò nel cortile dei De Niro e il suo sguardo suo incontrò il volto pallido e placido di Aniute. Senza volerlo, pensò: „a letto fredda dovrà esser, come mai ha fatto tanti figli?”
Aniute stava all’ ombra e sentiva le chiacchiere delle donne. La sua faccia era trasparente e intorno agli occhi le occhiaie blustre tessevano un’ ombra di mestizia. Aveva mal di schiena, era pervasa da una neghittosità inconsueta. Mirando i danzatori le venne il dubbio: „sono mai stata come loro?” Aveva l’ impressione di essere centenaria.
– Vado in camera a leggere, disse il marito, passandole vicino. Amava riempire così i momenti di quiete, i libri fortificavano il suo spirito. La stragrande maggioranza dei libri proveniva dal vescovado. Ultimamente aveva cominciato a comprarne e ne andava fiero. Come tanti autodidatti, era affezionato ai libri con vera devozione, perchè gli aprivano spazi che, prima, non aveva mai creduto di scoprire. Era molto cambiato negli ultimi anni. Il prolungato contatto col ceto ecclesiale alto aveva affinato i suoi modi, aveva modellato la sua maniera di ragionare con sottigliezza. Aveva imparato ad ascoltare pazientemente, senza interrompere l’ interlocutore, egli stesso parlava poco e saggiamente. I famigliari non conoscevano questo lato della sua indole e si sarebbero stupiti se qualcuno avresse detto di aver avuto una conversazione „colta” col signor De Niro. Per quanto fosse duro nei cantieri, riusciva abile nel combinare gli affari.
Con Aniute non discorreva per una questione di principio, le donne non avevano un ruolo importante nella sua vita. La moglie doveva essere una brava massaia, capace di allevare la nidiata fino al momento in cui i figli diventavano idonei al lavora.

fragment din romanul Clanul de Niro, ediție în limba italiană, Coleta de Sabata, Editura Excelsior Art, 2007

pentru varianta în limba română: http://www.excelsiorart.ro/carte/clanul-de-niro.html

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