La cronaca della famiglia De Niro


la cronacca della

Capitolo primo
Il primo incontro fra il vescovo di Oradea Inochentie e il giovanissimo Giovanni De Niro avvenne nell’ estate del 1865.
Il vescovo viaggiava in carrozza su una strada in costruzione, quando sentì una melodia inconsueta per quella zona della Transilvania, melodia che gli ricordava gli anni trascorsi presso la De Propaganda Fide nel cuore della Città Eterna.
Coloro che cantavano ritmando così la fatica erano gli operai della strada ed il vescovo aveva fatto fermare la carrozza, chiamando perche l’avvicinasse uno degli uomini che sgobbavano sotto il solleone e nella polvere. Si era avvicinato il caposquadra, l’ allora giovanissimo Giovanni De Niro.
– Siete italiani?
– Sì, Eccellenza, siamo tecnici venuti dall’ Italia.
– Però sento che parli il romeno. Da quale parte dell’ Italia siete venuti fin qui?
– Dal Friuli, sotto le Alpi: siamo dei dintorni di San Daniele del Friuli; Vossignoria ha mai sentito parlare di quella regione? rispose il giovanotto sorridente.
– Sì. Conosco. „Et in Arcadia ego”, mormorò quasi fra sè il prelato. Ma dimmi, siete bravi a costruire pure altre cose oltre delle strade?
– Sappiamo fare di tutto, rispose con fierezza l’ uomo. Facciamo i costruttori din padre in figlio, abbiamo lavorato in Germania, in Svizzera e presso Vienna. Facciamo ponti, case, chiese, lavoriamo il marmo, la pietra, construiamo in mattoni. Non disdegniamo nessun lavoro onesto.
Il giovane parlava con un coraggio superiore all’ esperienza personale, ma entra nella consuetudine della gioventù credere che tutto sia possibile.
Il vescovo esaminò il gruppo di uomini: erano giovani, sani, forti, con occhi scuri e denti brillanti, incipriati dalla polvere e bagnati dal sudore.
– Io sono il vescovo Inochentie, di Oradea. Vieni la domenica prossima al Palazzo Vescovile, forse ci accorderemo per un lavoro da fare.
– Baciamo la destra, Vostra Signoria, verrò questa domenica, subito dopo la messa, non posso fare altrimenti.
La carrozza si allontanò facendo salire una nuvola fine di polvere, e gli uomini ripresero la loro fatica.
Con questo episodio semplice cominciò la collaborazione destinata a durare tutta la vita fra il vescovo Inochentie e il costruttore Giovanni De Niro.
La domenica successiva, dopo la messa, il giovane De Niro, vestito dignitosa- mente e con la faccia brillante per l’accurate rasatura, si presentò in vescovado.
Inochentie, uomo nel fior della maturità, sottile e raffinato come tutti i prelati formatisi a Roma, lo invitò a raccontargli la sua vita e, soprattutto, a narrare com’ era ginto in Transilvania.
– Dall’ età di undici anni ho lavorato con mio padre all’ estero; dalle nostre parti non si trova lavoro; la terra è poca, la coltivano le donne ed i vecchi; le nostre case sono in pietra, non ci sono riparazioni da fare se non ogni cent’ anni, se non di più. Andiamo in Germania, i Tedeschi sono ricchi, pagano bene e vogliono lavoro di qualità; edili migliori degli Italiani non ce ne sono al mondo, disse fiero ed ingenuo De Niro. D’ inverno andiamo un poco a scuola, quanto si può. Lavoriamo in squadra, non ci mescoliamo ad altri, rispondiamo per ciò che facciamo; già da piccoli, i genitori c’ insegnano a rispettare il lavoro.
Il vescovo l’ ascoltava attentamente, senza interromperlo; il giovane parlava un italiano infarcito da voci sconosciute a lui che aveva studiato in scuole superiori; il friulano era una lingua viva, colorite, ma difficilmente comprensibile, ed il giovanotto dimenticava spesso di dover adoperare solamentele le parole imparate a scuola.
– Due anni orsono ci hanno assunto per un lavoro grosso vicino a Fiume. Si tagliava una strada sulla costa a picco sul mare. Abbiamo lavorato tutta l’ estate, lavoro duro, ma i signori sono stati contenti di noi e ci hanno ben pagato. In autunno, prima di rientrare in Italia, è venuto un signore a prenotarci per la costruzione di questa strada. Voleva una squadra intera, cosa che ci piacque. Abbiamo stabilito le condizioni e, con la primavera, ci siamo presentati in Transilvania. Facciamo la strada, i ponti e l’ edilizia artistica, poichè di lavorare bene la pietra c’ intendiamo.
– Infatti in Oradea ci sono molti edifici costruiti dagli Italiani, disse pensoso il vescovo. Il comune di Olosig è stato fondato dagli Italiani venuti per eirgere gli edifici importanti della città di Oradea. In ungherese „olasz” significa “italiano”, spiegò.
– Noi siamo qui per la prima volta, ma ci piace, le persone sono ospitali, sono ospitali, c’ intendiamo facilmente con loro, molti di noi già parlano il romeno, rise De Niro.
Il vescovo ascoltava assorto, sapeva quant’ erano somiglianti la lingua italiana e quella romena. Gli faceva piacere sentire quell’ Italiano testimoniare, senza saperlo, dell’ origine comune dei due popoli.
– Andiamo, vediamo insieme cosa desidererei far costruire. Prima il luogo e poi le piante. Sai leggere i disegni, i piani?
– Certamente, ho lavorato per un certo periodo presso un geometra di Udine, ho imparato come si fa a costruire una volta, so quanto materiale serve per le mura, quanto dev’ essere consistente una fondazione.
Il giovane esagerava le sue conoscenze. Era vero ei avero lavorato a Udine per due inverni consecutivi, ma non aveva personalmente diretto nessun lavoro importante, ad eccezione di qualche strada. Ma era convinto di essere capace fare di tutto ciò che gli era richiesto, come se, nelle sue vene, col sangue italiano scorresse tutta l’ esperienza multimillennaria dei Romani, i migliori edili del mondo.
Il Palazzo Vescovile non era grande, era stato innalzato molto tempo prima, le finestre erano alte, strette ed austere, le tende, leggere e bianche, cadevano lievi, i mobili color fumo erano semplici, ma di buona qualità, i seggioloni avevano i bracci scolpiti e lo schienale dritto e scomodo, i tavoli apparivano pesanti e gli armadi massicci si allineavano mansueti lungo le pareti. Passarono per una sala che serviva da biblioteca, con le pareti ricoperte interamente da librerie, e De Niro si stupì del fatto che potessero esserci tanti libri messi insieme. Raggiunsero un corridoio lungo, luminoso, che dava sul giardino.
– Qui vorrei far erigere una cappella, non grande, ma bella, la voglio consacrare alla Vergine, dovrà essere altrettanto dilettevole di un sogno, mormorò con fierezza contenuta il prelato, nulla sarà troppo costoso – nei limiti delle nostre possibilità, aggiunse con prudenza – per glorificare la nostra Santa Chiesa.
Il posto era idoneo e De Niro si sentì emozionato, il cuore gli pulsava come un puledro scontroso, era un’ opportunità rara avere alla sua età una simile commissione.
Tornarono nel corridoio luminoso e il vescovo suonò un campanello, chiedendo al cameriere di portare i progetti che si trovavano nella camera da letto. Eseguita da un architetto italiano, i disegni raffiguravano una mirabile costruzione, come se ne trovano dappertutto nell’ Italia zeppa di talenti.
– Pensi di poter osare? Volle sapere il vescovo.
Il giovane De Niro si mise seduto per studiare attentamente le piante. Non aveva mai fatto una costruzione simile, ma non temeva di assumersi la responsabilità. In Germania, aveva lavorato a chiese molto più imponenti, vero era pure che non era stato lui a dirigere i lavori, ma era sempre stato attento alle tecniche usate. Era convinto di poter riuscire. Aveva bisogno di una squadra di prima mano. Gli occorrevano dei soldi per poter cominciare. Aveva sempre desiderato un lavoro come quello. Era deciso a non lasciarsi sfuggire l’ occasione. Disse, con più fermezza nella voce che non dentro di sè:
– Posso farla! Con l’ aiuto della Vergine faremo una costruzione degna della gloria della fede.
– Quando pensi di poter cominciare? s’ interessò il vescovo.
La fronte del giovane fu saleata da una rufa profonda. Ragionava frettolosamente e cercava di valutare correttamente quanto gli era richiesto.
– Fino in autunno sarò impegnato con l’ ingaggio attuale. Poi mi recherò in Italia, cercherò la squadra adatta ed assumerò gli uomini. Ho bisogno dei migliori costruttori edili. A febbraio tornerei per occuparmi dei materiali e per trovare i manovali con cui iniziare gli scavi. Devo indiriduare dove trovare la calce, il legno, i mattoni, e comperarli…
– Bene, torna per studiare i disegni e per farmi poi un preventivo, concluse il vescovo.
Il giovane De Niro s’ inchinò e baciò rispettosamente l’ anello dell’ prelato. Avrebbe baciato anche la terra, pur di poter acchiappare al volo quella commissione.
Il preventivo che sottopose al vescovo fu modesto, ma esauriente. De Niro sapeva che non sarebbe diventato ricco con quella prima opera realizzata. Era importante entrare a far parte del mondo dell’ edilizia, manifestarsi, divenire „qualcuno”. (…)

Fragment din romanul La cronaca della famiglia De Niro, Coleta De Sabate, Editura Excelsior Art, 2007

pentru varianta în limba română: http://www.excelsiorart.ro/carte/clanul-de-niro.html

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